In una bella domenica soleggiata, ci rechiamo a Guiglia, in provincia di Modena, per visitare TerraQuilia, una delle cantine più alte dell’Emilia Romagna. Il comune, con i suoi 4000 abitanti e 490 metri di altitudine è chiamato infatti “il balcone dell’Emilia”.
Il nome “TerraQuilia” rappresenta un forte legame con il territorio, perchè Aquilia era l’antico nome romano di questo piccolo insediamento chiamato ora Guiglia e TerraQuilia significa “Terre di Guiglia”. E’ un’azienda giovane, a gestione familiare, nata nel 2004 quando il proprietario Romano Mattioli, proveniente da tutt’altro settore, inizia l’avventura nel mondo del vino per fare ritorno alla campagna e portare avanti la tradizione del padre agricoltore, che aiutava a vendemmiare quando era bambino.

La filosofia dell’azienda è molto chiara:

“fare il vino come una volta, nel modo più naturale possibile, utilizzare solo lieviti indigeni, non aggiungere zuccheri, non filtrare, e contenere i livelli di solforosa totale sotto i 30-32 mg/l.”
Per completezza di informazione, un vino bianco biologico può contenere fino a 150 mg/l di solfiti, un vino rosso 100.
Punto fermo e orgoglio dell’azienda è il Metodo Ancestrale, probabilmente il padre fondatore delle bollicine, un metodo antichissimo che in questa zona si usava da tempo, soprattutto per il Lambrusco, prima dell’arrivo delle autoclavi del metodo Martinotti/Charmat. Sicuramente scriveremo un articolo dedicato, ma potete già approfondire, proprio con le parole del produttore, guardando uno dei video del loro canale YouTube --> Link
Molto interessante anche il video dimostrativo della macchina artigianale con cui si esegue la sboccatura “a la volèe”, senza utilizzo del ghiaccio.

Dire che TerraQuilia è un’azienda certificata Biologica e Vegana sarebbe riduttivo poiché le certificazioni sono la conseguenza del lavoro meticoloso, sia in vigna che in cantina, che è alla base del loro metodo produttivo. Sarebbe possibile utilizzare fino a 90 prodotti nella viticoltura biologica ma nei loro vini non viene aggiunto niente: semplice uva spremuta. In bottiglia infatti, oltre al contenuto di solfiti (naturalmente prodotti dall’uva durante la fermentazione), è presente la dicitura

“dall’uva alla bottiglia senza aggiunta di altre sostanze ammesse per uso enologico”

Avrete sicuramente sentito tante volte la frase “non si finisce mai di imparare.” Noi ne abbiamo avuto la dimostrazione durante la visita a TerraQuilia. Qui abbiamo scoperto l’esistenza di un vitigno che non conoscevamo: il Verdicchio di Guiglia. In queste terre infatti è stato scoperto nel 2011, su indicazione del Sig. Guerra, un vecchio vitigno legato alla tradizione vitivinicola radicata nelle colline di Guiglia che, dopo varie ricerche e conferme, è risultato essere un clone autoctono di Verdicchio. Oggi è possibile degustarlo unicamente nel “Tresassi” di TerraQuilia.