In questo nuovo viaggio siamo in Val di Cornia, precisamente a Suvereto, tra le verdi colline toscane, accompagnati da Anna Lisa Rossi e da suo marito Mauro alla scoperta della loro Azienda Agricola Terradonnà.

Questo nome è un gioco di parole per esprimere il concetto di “terra donata da donna a donna” e simboleggia un virtuale passaggio di consegne di un’azienda affidata dalla madre alla figlia Annalisa che, nel 2000, certa delle grandi potenzialità di questo territorio, decide di creare questo marchio e ristrutturare l’attività di famiglia per produrre vini di qualità.

La filosofia dell’azienda è incentrata sulla tutela del territorio e sul rispetto della tradizione. Non si usa chimica né in vigna né in cantina e, ove possibile, si usano ancora i vecchi metodi e i gli strumenti di una volta. La tecnologia deve assistere e aiutare, ma non deve stravolgere le tecniche di vinificazione.

La prima cosa che salta subito all’occhio visitando i vigneti, è la fitta densità tra i filari, piantati a 120 cm di distanza l’uno dall’altro. Questa scelta è dettata dalla presenza di argilla nel sottosuolo, che rende arido il terreno in superficie. Di conseguenza, per evitare che le radici soffrano la siccità, è necessario che si protraggano in profondità al di sotto dello strato argilloso.

Qui il terreno è anche molto ricco di minerali, i quali ricoprono un ruolo di primo piano in Terradonnà, conferendo ai vini un carattere molto particolare da giovani e sorprendente nei lunghi affinamenti. Ad esclusione del Sysa (blend di Syrah e Sangiovese) e del Duelustri (riserva 10 anni), tutti i vini prendono il proprio nome da un minerale. Come omaggio alla grande passione del padre di Anna Lisa, la famiglia ha voluto creare anche una bellissima area dedicata alla collezione di minerali di circa 400 pezzi che caratterizzano il suolo italiano, in particolare toscano, e pezzi rari provenienti da tutto il mondo.