In un’oasi di tranquillità poco lontana da Parma, immersa nel verde delle colline, si trova la moderna cantina di Monte delle Vigne, una delle più grandi realtà vinicole dell’Emilia Romagna.

L’azienda viene fondata nel 1983 da Andrea Ferrari, che ha avuto l’intuizione di credere che, in quel preciso territorio si trovassero le condizioni ideali per la produzione di grandi vini fermi, longevi e con una struttura importante. 
E’ così che nel 1996 nasce Nabucco, un grande rosso affinato in barriques per 12 mesi e per altrettanti in bottiglia, che da subito inizia a rendere noto il marchio Monte delle Vigne. Nabucco come il capolavoro di Giuseppe Verdi, parmense anche lui. Si tratta del primo vino fermo realizzato nella zona di Parma, fino a quel momento aveva visto solo la produzione di vini frizzanti che servivano a “sgrassare” la cucina emiliana ricca di carne di maiale, salumi e strutto. Nel 1999 debutta Callas, una Malvasia in purezza vinificata ferma, altro omaggio dell’azienda alla città indiscussa capitale della lirica.

Nel 2003 entra in società come socio di maggioranza Paolo Pizzarotti, imprenditore parmigiano leader in infrastrutture e grandi opere, grande appassionato di vino, il quale possiede uno splendido podere di 100 ettari al confine con i vigneti di Monte delle Vigne. 
E’ periodo di investimenti ed espansione. Gli ettari vitati di proprietà aumentano considerevolmente: oggi sono 60. 

Nel 2006 viene inaugurata la nuova cantina firmata dall’architetto Fiorenzo Valbonesi. Si tratta di una cantina ipogea, ovvero “che si sviluppa sottoterra”. Perfettamente integrata nel contesto paesaggistico, essendo letteralmente “incastrata” sotto la collina, consente di avere temperatura costante nelle zone di affinamento. E’ una struttura d’avanguardia, con impianto fotovoltaico, impianto solare termico, sistemi di riduzione dello spreco dell’acqua, progettata per consentire la pigiatura gravitazionale. Dopo la vendemmia, i grappoli vengono portati sulla terrazza dotata di piccoli fori attraverso i quali gli acini diraspati fanno un salto di otto metri e vanno a cadere dentro i tini di fermentazione, schiacciandosi naturalmente utilizzando solo la forza di gravità.