Avete anche voi quell’amico che al supermercato vi dice sempre “Compra questa bottiglia perchè è più buona: è un DOCG”? Avete sempre visto quelle strane sigle sull’etichetta senza mai capirne appieno il significato?

Proviamo a fare un po’ di chiarezza e ad apprendere i concetti fondamentali per districarsi agevolmente tra le varie classificazioni DOCG, DOC, IGT o per fare bella figura con gli amici.

La classificazione dei vini italiani costituisce una SCALA QUALITATIVA, basata su vincoli e regole produttive, creata con il fine di valorizzare le tipicità e di tutelare i consumatori.  E’ importante precisare che ci si riferisce alla qualità del processo produttivo e non alla qualità del prodotto.

Possiamo immaginare questa scala qualitativa come una piramide di quattro livelli, in cui i vini sono sottoposti a regolamentazione sempre più rigida e restrittiva, man mano che si sale verso il vertice.

Partiamo adesso dal basso per analizzare singolarmente ogni gradino della piramide.


Vini Generici o Varietali

I vini che appartengono a questa categoria sono prodotti senza particolari vincoli che ne regolano la produzione e da uve senza vincoli di territorialità o tipologia di vitigno.
Sono in ogni caso ugualmente sottoposti a norme e controlli per quel che riguarda gli aspetti igienico-sanitari.


IGT - Indicazione Geografica Tipica

Appartengono a questa categoria i vini prodotti, per almeno l’85%, da uve di una determinata zona geografica, solitamente abbastanza ampia.
La classificazione IGT indica quasi esclusivamente il nome geografico della zona di origine, e il prodotto che ne deriva rappresenta la qualità, notorietà e caratteristiche specifiche attribuibili alla zona stessa.


DOC - Denominazione di Origine Controllata

I vini DOC sono contraddistinti da una zona di origine ben precisa e delimitata, fino a restringere l’area a un comune, una frazione, una fattoria, un podere o una vigna.
Prima di essere messi in commercio, questi vini vengono sottoposti, in fase di lavorazione, ad analisi chimico-fisica ed organolettica che certifichi la conformità dei requisiti previsti dal disciplinare di produzione.


DOCG - Denominazione di Origine Controllata e Garantita

L’attribuzione di DOCG è riservata ai vini, già riconosciuti come DOC da almeno 10 anni e ritenuti di particolare pregio in relazione alle caratteristiche organolettiche rispetto a quelle degli analoghi vini così classificati.
I disciplinari da osservare per ottenere la classificazione DOCG sono piuttosto rigidi e vengono effettuati controlli durante tutto il ciclo di produzione dalla vigna alla bottiglia. Le analisi delle caratteristiche del vino sono infatti verificate sia in fase di produzione che successivamente all’imbottigliamento, quando viene effettuato anche un assaggio da parte di un’apposita commissione di esperti che effettua una valutazione sensoriale.
Superata la prova vengono rilasciati al produttore speciali sigilli in filigrana, stampati dall'Istituto Poligrafico dello Stato e rilasciati dalla Camera di Commercio o dal Consorzio di Tutela agli imbottigliatori, in numero limitato secondo il quantitativo di ettolitri prodotto, da porre su ogni bottiglia.


Che differenza c’è tra DOP e IGP?

DOP e IGP sono classificazioni della Comunità Europea e usate per distinguere prodotti agroalimentari.
IGP - Indicazione Geografica Protetta - comprende tutti i vini IGT.
DOP - Denominazione di Origine Protetta - comprende sia i vini DOC che i vini DOCG. E’ quindi interesse del produttore inserire in etichetta la dicitura DOCG che rappresenta un’ulteriore garanzia di qualità del prodotto.


Un vino DOCG è più buono di un vino da tavola?

NO. Le classificazioni dei vini sono garanzia di provenienza delle uve, qualità del processo produttivo e rispetto di tutte le norme previste dai vari disciplinari ma non possono rappresentare una scala qualitativa del prodotto che, in quanto genere alimentare, è soggetto ai gusti del consumatore.
Basti pensare che tanti vini italiani famosissimi sono DOC o IGT (alcuni per scelta, per non essere “ingabbiati” in disciplinari troppo rigidi che avrebbero condizionato la composizione del prodotto finale), come il Sassicaia e l’Ornellaia (Bolgheri DOC) o il Tignanello e il Masseto (Toscana IGT).


N.B. Informazioni sulle regolamentazioni ufficiali, legislative e/o dettagli molto tecnici non verranno trattate in questo articolo poichè non coerenti con la nostra mission “Keep wine simple”. Per dubbi o approfondimenti vi invitiamo a consultare la documentazione ufficiale.

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